
Gli Strokes arrivano a New York alla fine degli anni ’90 quando il rock sembra aver perso identità. Poi nel 2001 esce Is This It e cambia tutto.
Quando gli The Strokes arrivano a New York alla fine degli anni ’90, il rock mainstream sembra aver perso identità.
Da una parte il nu metal domina MTV, dall’altra il post-grunge continua a ripetere formule già consumate. Le chitarre esistono ancora, ma sembrano aver perso urgenza.Poi nel 2001 esce Is This It e cambia tutto.La band nasce attorno a Julian Casablancas e Nick Valensi, amici dai tempi della scuola.
A loro si aggiungono Albert Hammond Jr., Nikolai Fraiture e Fabrizio Moretti.Non cercano virtuosismo.Non vogliono sembrare “perfetti”.
Prendono il garage rock anni ’70, il punk, i The Velvet Underground, i Television e i The Cars e li trasformano in qualcosa di sporco, elegante e incredibilmente immediato. La loro forza era questa:
sembravano una band nata per caso in una stanza minuscola di Manhattan… ma avevano una scrittura pop precisissima.
Is This It: il disco che rimette le chitarre al centro. Nel 2001 esce Is This It, undici tracce, poco più di mezz’ora.
Nessun assolo infinito. Nessuna produzione gigantesca solo canzoni perfette che diventano immediatamente il manifesto di una nuova generazione.La cosa assurda è che il disco non suona “nuovo” nel senso classico. Suona fuori tempo. Come se fosse sempre esistito ed è proprio per questo colpisce tutti. Dopo gli Strokes esplode una scena intera arrivano:
- Yeah Yeah Yeahs
- Interpol
- Arctic Monkeys
- Franz Ferdinand
- The Libertines
- Kings of Leon
Tutti, in modi diversi, devono qualcosa agli Strokes, per la prima volta dopo anni il rock torna a sembrare giovane.
Torna ad avere stile, disordine, notti infinite, giacche di pelle e amplificatori saturi.
Gli Strokes non hanno solo fatto grandi canzoni.
Hanno cambiato l’estetica musicale di un’intera epoca.
Dopo il capolavoro iniziale arrivano:
- Room on Fire (2003)
- First Impressions of Earth (2006)
Dischi che dividono pubblico e critica, ma che col tempo vengono rivalutati tantissimo.
Nel frattempo iniziano tensioni interne, progetti solisti e lunghi silenzi.
Soprattutto Julian Casablancas sembra vivere male il peso di essere “la voce della rinascita del rock”. Eppure la band non sparisce mai davvero.
Nel 2020 pubblicano The New Abnormal, prodotto da Rick Rubin ed è sorprendente. Non cercano di imitare i ventenni che erano nel 2001.
Accettano il tempo passato.
Le canzoni diventano più malinconiche, più stanche, ma anche più umane.
Oggi gli Strokes vengono spesso raccontati come una “band cool”.
Ma ridurli a questo è sbagliato perché all’inizio degli anni 2000 hanno fatto qualcosa che sembrava impossibile:
hanno preso il rock, lo hanno spogliato di tutto il superfluo e lo hanno reso di nuovo necessario.
C.I.
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