U2 la rinascita

Pubblicato il 14 aprile 2026 alle ore 18:32

U2 “Days of Ash ed Easter Lily non sono due uscite separate: sono due movimenti della stessa storia, pubblicati a pochi mesi di distanza per raccontare prima la cenere e poi la rinascita.”

 

Ce chi parla di resurrezione dalle ceneri e di rinascita, ed effettivamente questa è stata la prima sensazione mia e dei miei amici quando abbiamo ascoltato questo nuovo Ep, già dai primi momenti di “sound For Hal” nelle note della chitarra di The Edge.

La storia può sembrare complessa un gruppo due EP usciti a distanza di pochissimi mesi. Questa distanza così breve NON è casuale.Non sono due EP separati. Sono due capitoli dello stesso progetto,

Days of Ash più cupo, legato a guerra, perdita, realtà,

Easter Lily  già dal nome: rinascita, speranza, spiritualità .

Leggendo il numero di Propaganda, la rivista ufficiale dei fan degli U2, leggo gli articoli scritti dai e membri della band, il succo: Gli U2 dividono il racconto in quattro prospettive: coscienza (Bono), emozione (Edge), realtà (Larry), connessione (Adam).

Una Band molto presente nel nostro presente e ci spiega  perché esiste. Gli U2 funzionano come una democrazia creativa: è proprio il confronto tra visioni diverse che li costringe a non restare mai uguali.

Propaganda parla anche del processo creativo di Days of Ash, racconta di un contesto umano: guerra (Ucraina e Gaza), diritti (Iran e USA) e riposta delle testimonianze reali. Questo è il vero centro ma... Da lì nasce anche la musica. Le canzoni di Days of Ash, il progetto "Yours Eternally" e le collaborazioni.

“Propaganda non spiega come è nato Days of Ash: spiega perché doveva nascere.”

Un EP di sei tracce — cinque canzoni e una poesia — pubblicato solo in digitale, come un messaggio lanciato nel momento in cui non si può più aspettare. Sono canzoni urgenti, che non potevano restare nel cassetto. Uscite nel giorno del mercoledì delle ceneri, per ricordarci che questi sono giorni di cenere: vite bruciate, diritti calpestati. Ma anche giorni in cui, dalle ceneri, si può — si deve — provare a rinascere.

American Obituary parte dalla morte di Renée Goodin a Minneapolis, diventando un obituario per un’America che non riconosciamo più.

Song of the Future guarda all’Iran e alla storia di Sarina Esmailzadeh.

One Life At A Time nasce dall’assassinio dell’attivista palestinese Awdah Hathaleen.

Yours Eternally è la lettera immaginaria di un soldato ucraino (con Ed Sheeran, è forse il momento più debole, dove la band scivola verso territori fin troppo prevedibili).

Storie vere. Nessuna via di fuga.

E allora sì: questo EP è anche una risposta. A chi si chiedeva dove fossero finiti gli U2 in questi anni. A chi sentiva il peso del loro silenzio, soprattutto davanti a conflitti devastanti. Hanno parlato adesso, nel modo che conoscono meglio: con le canzoni.

Ma Days of Ash è anche altro. È una dichiarazione interna: la band è ancora qui. Dopo i dubbi, dopo i concerti alla Sphere senza il batterista, dopo gli anni più incerti, questa è anche la risposta a chi pensava che si stessero sgretolando. Sono ancora una cosa sola — anche se non sono più gli stessi.

"Uno per tutti, tutti per uno"

Musicalmente, non c’è nulla di particolarmente innovativo. Ma non è questo il punto. Gli U2 tornano a fare quello che sanno fare meglio.

Nel complesso, qualcosa funziona. Più di quanto ci si potesse aspettare.

"Perché qui non si tratta di innovare, ma di testimoniare"

Certo, fa effetto vedere gli U2 oggi al 397° posto tra gli artisti più ascoltati su Spotify. Fa effetto pensare a quanto si siano persi negli ultimi vent’anni, tra dischi dimenticabili e operazioni nostalgia come Song of Surrender. Ma forse proprio per questo Days of Ash colpisce: perché è messo a fuoco.

“Easter Lily non è la risposta al mondo, ma alla domanda su come sopravvivere al mondo.”

Se Days of Ash era la cenere, la reazione, la rabbia davanti a un mondo che brucia, Easter Lily è la pausa. La riflessione. La ricerca di un senso dopo lo shock.

Non è un disco politico, almeno non in modo diretto. È qualcosa di più sottile e, per certi versi, più rischioso: è un disco spirituale.

“Continuiamo a guardare al rock and roll come atto di resistenza”, ha detto Bono. Ma qui la resistenza non è più solo contro il mondo là fuori: è contro il vuoto che quel mondo lascia dentro. Le domande che guidano questo EP sono personali, quasi intime: le relazioni reggono? la fede ha ancora senso? esiste qualcosa a cui aggrapparsi?" cit.Bono

Musicalmente, gli U2 non reinventano nulla. Ma ancora una volta, non è questo che cercano.

Easter Lily è un ritorno al suono. La chitarra di The Edge domina tutto: delay infiniti, riff riconoscibili al primo ascolto, un linguaggio che sembra arrivare direttamente dagli anni migliori della band. 

Song for Hal un omaggio intimo e sospeso, reso ancora più fragile dalla voce insolita di The Edge

In a Life  una riflessione sull’amicizia, raccontata senza retorica e con una vulnerabilità rara.

Scars un invito ad accettare le proprie ferite come parte necessaria dell’identità.

Resurrection Song il momento più luminoso dell’EP, dove la si prova davvero a rialzare lo sguardo.

Easter Parade una meditazione spirituale che si muove tra dubbio e fede senza mai scegliere davvero.

Coexist un finale etereo e quasi liturgico, in cui la voce di Bono si dissolve nel suono creato con Brian Eno.

E così, senza mai dirlo esplicitamente, Easter Lily si rivela per quello che è: l’altra metà dello stesso discorso. Dove prima c’era la testimonianza, ora c’è l’elaborazion, la prova alla rinascita.

Easter Lily non prova a cambiare le cose.

Prova solo a capire se, dopo tutto questo, siamo ancora capaci di crederci.

C.I.

 

 

U2 2026